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martedì 1 ottobre 2013
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Festa di San Bernardino

Il 19 e 20 Maggio di ogni anno si festeggia il Santo Patrono, San Bernardino da Siena.

La devozione dei vinchiaturesi per il Santo è stata sempre molto sentita da quando la sua statua fu ritrovata integra sotto le macerie del disastroso terremoto del 26 luglio 1805: la tradizione vuole che una giovane donna, miracolosamente rimasta indenne dal crollo della sua casa, abbia raccontato di aver sognato San Bernardino che le manifestava la volontà di essere venerato con più ardore quale protettore di Vinchiaturo.

La conferma fu poi data dal ritrovamento della statua del Santo, per metà fuori dalle macerie, nell'atto di benedire il paese. Da allora la devozione per San Berardino ha unito tutti i vinchiaturesi, che in ogni parte del mondo, con fede celebrano la sua festa.

Bernardino degli Albizeschi nacque a Massa Marittima l'8 settembre del 1380 e ben presto rimase orfano dei genitori, motivo per il quale fu allevato con amore della zia Bartolomea.

Quando nel 1400, a Siena dilagò la peste, Bernardino entrò nella Confraternita della Madonna e dedicò tutto se stesso alla cura dei malati. Dopo la peste si prese cura della zia, ormai costretta a letto e, dopo la sua morte, digiunò e pregò, per conoscere il Volere Divino, riguardo al suo futuro.

Fu allora che dinanzi al Crocifisso, comprese che la sua strada era quella della dedicazione totale al Signore: distribuito il suo patrimonio in beneficenza indossò il saio dei Frati Minori l'otto settembre del 1402. Fu ordinato nello stesso giorno del 1404 e per i successivi 12 anni visse in solitudine, predicando occasionalmente.

L'otto settembre del 1417 andò a Milano per predicare il suo primo sermone da missionario. La sua eloquenza ben presto attirò grandi folle. Viaggiò a piedi per tutta l'Italia e predicò in ogni città e villaggio in cui entrò. Tutti si contendevano l'onore di ascoltarlo.

È a san Bernardino che si deve il culto del Sacro Nome di Gesù: durante i suoi sermoni mostrava sempre una targa di legno con inscritto il trigramma "JHS" Gesù Salvatore dell'Uomo.

Bernardino oltre che grande predicatore viene ricordato anche perché instancabile pacificatore: la sua parola d'ordine era "Pace".

La fama che Frà Bernardino ben presto ebbe, fu motivo di invidia per molti e i cartelli che aveva usato per promuovere la devozione del Nome di Gesù, furono le basi per abili attacchi contro di lui. Fu infatti accusato di eresia, per aver introdotto una pratica religiosa nuova e profana che avrebbe portato i fedeli all'idolatria.

Fu per questo che nel 1427 Papa Martino V gli vietò di usare i suoi cartelli fino al processo, che si svolse a San Pietro e in occasione del quale Bernardino fu difeso da Giovanni da Capestrano, insigne giurista, governatore di Perugia ed anche lui francescano e futuro Santo. Prosciolto da ogni accusa, il Papa lo pregò di predicare a Roma e gli offrì la Cattedra Vescovile di Siena che Bernardino però rifiutò non volendo rinunciare alla sua vocazione di missionario.

Nel 1430 l'Apostolo del Santo Nome divenne "Vicario Generale" dei Frati della stretta Osservanza. Riformò la Regola e coinvolse i frati come predicatori e maestri. In tale periodo il numero dei Frati crebbe da 300 ad oltre 4000. Nel 1442 si dimise dalla sua carica per riprendere il suo ultimo viaggio da missionario nel 1444, quando, secondo la tradizione, passando per Vinchiaturo predicò al popolo.

Bernardino morì nella città de L'Aquila, in odore di santità -giacendo sulla nuda terra- la Vigilia dell'Ascensione, il 20 Maggio del 1444. Molti furono i miracoli che avvennero vicino alla sua tomba e dopo solo sei anni dalla morte, Papa Niccolò V lo elevò agli onori dell'Altare.

San Bernardino da Siena fu il più grande predicatore del XV° secolo e nel 1956 l'Apostolo d'Italia, come spesso viene chiamato, fu nominato da Pio XII patrono della pubblicità e degli inserzionisti per la sua abilità nel rendere chiara la fede cattolica ai suoi ascoltatori mediante l'uso di un linguaggio schietto, popolare e semplice.
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Festa di Sant' Antonio

- Sant'Antonie ru nemiche de ru dèmonije... - così una volta echeggiavano nell'aria frizzante e nel fumo dei camini le note di una vecchia filastrocca in onore di Sant'Antonio Abate, patrono delle tralle e degli animali.

La locale Pro Loco di Vinchiaturo rispolvera per il giorno 17 gennaio la tradizionale festa paesana dedicata al santo con la benedizione degli animali dopo la Santa Messa vespertina.

Segue poi l'accensione de "lu laute", un enorme catasta di legna in lode del Patrono degli animali per poi stare insieme intorno al fuoco degustando una pietanza annoverata nella locale gastronomia - ri sciusce -. Un antico piatto legato all'inizio del nuovo anno, oggi purtroppo in disuso sulle tavole di Vinchiaturo.

"Ri sciusce" sono un composto di prodotti della terra lessati con l'aggiunta di cereali conditi con olio novello, sale e pepe nero, offerto ai presenti come rito propiziatorio di abbondanza per l'anno appena iniziato, un piatto povero che per decenni le famiglie locali si sono scambiati in segno di amicizia o dato in dono ai poveri.

Così, tra animali domestici, qualche canto tradizionale, un piatto de "ri sciusce" e un buon bicchiere di rosso vino nuovo, il fuoco ingoierà pian piano la legna e le preghiere di un popolo legato alle tradizioni di un tempo mentre, un alito di fredda bora inviterà tutti a stringersi intorno al fuoco nella fredda serata che la Pro Loco Vinchiaturese ha inteso di restituire alla memoria di tutti.
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Ri masquarate

Di Antonio Nicotera.

"Carnevale sìcche sìcche, damme nu poche de sauciccia e se ne' ma la vuò da te ze possa 'mbràcetà".

E' questa una vecchia filastrocca che nasceva un tempo dal crepitio e dal fumo del "Lauto" di S.Antonio Abate: una enorme catasta di legna che con le sue lingue di fuoco lodava il patrono delle stalle degli animali, che dava, nel freddo Gennaio, il benvenuto al grasso Carnevale.

L'eco delle voci festose di noi ragazzi riempiva i vicoli nebbiosi, dove il vento si divertiva a portare l'odoroso profumo di "nucchetelle, cecille e scruppelle", dolci tipici nati dalle esperte mani delle mamme di allora.

Gli ingredienti pochi: uova, farina, zucchero, miele o olio di oliva riuscivano a soddisfare le gole di noi tutti.

Poi, la bora, al calare del sole, riempiva le narici dell'acre odore dei camini dandoci il segno che a quell'ora ogni artigiano e contadino era tornato a casa per consumare la cena fatta, data la stagione, a base di costatine di maiale, pancetta, cotiche con fagioli e, per i più fortunati, salsiccia: così l'ora zero scattava.

Bastava poco per dare inizio alla "Masquarata": il cappello spesso del nonno, la giacca del matrimonio bleu del babbo conservata gelosamente per la domenica, il tailleur e la borsa della mamma, un bastone, un paio di occhiali senza lenti, un tizzone per il maquillage o barba e baffi di stoppa, stracci smessi e via nella sera fredda accompagnandoci in queste spassose sortite con ciò che la fantasia riusciva a reperire: coperchi di pentole, barattoli, a volte un organetto, facevano da colonna sonora alla "Masquarata" che iniziava la rappresentazione in ogni vicolo, in ogni casa.

Nulla a che vedere con l'attuale TV, dove altri bimbi con gli occhini sgranati cercavano di scoprire chi si celasse sotto quelle spoglie.

La canzone era sempre la stessa "Carnevale sìcche sìcche…" fino in fondo, fino a quando un pezzo di torrone reduce da un Natale sentito o un pezzo di buona salsiccia odorosa di fumo e seccata al punto giusto o delle morbide "scruppelle" tuffate e fritte nell'olio e rivestite di zucchero, non mettevano fine a quelle manifestazioni di gioia e d'umorismo.

Poi, quando il mal di pancia o il mal di stomaco, contratto per tutto quel po' di leccornie o per qualche bicchierotto di vinello asprigno, si facevano sentire, ad uno ad uno sciamava verso casa, dove la cinta dei pantaloni del babbo ci attendeva per ripagare i costumi sottratti alle scene di una commedia quotidiana, fatta di paese, di persone, di nebbie, di fumo, di "scruppelle", di cose genuine e semplici che la decantata civiltà ha sottratto ai vicoli nebbiosi del paese.
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La Pignata

Di Antonio Nicotera.

Il gioco delle "pignate" a Vinchiaturo si faceva soprattutto il giorno della festa di San Giovanni Battista insieme ad altri giochi tipici quali il tiro alla fune, la corsa coi sacchi, la corsa con le rane o l'albero della cuccagna.

Ma, a volte, anche durante le feste di Carnevale invece che in piazza si faceva in casa.

Possiamo definirlo un gioco di puro simbolismo erotico; infatti la rottura della pignata appesa ad una corda sospesa rappresenta l'organo sessuale femminile ed il bastone il fallo maschile del giocatore di turno che, ad occhi chiusi, deve cercare di colpire e rompere la pignata che al suo interno cela una piacevole sorpresa o acqua o cenere che si riversa sulla testa dallo sfortunato giocatore.

La rottura della pignata è l'iniziazione simbolica del giovane che entra a far parte del groppo di grandi di colui che è in grado di avere rapporti col sesso opposto, non a caso qualche tempo fa quando due giovani si sposavano era facile sentire l'indimenticabile frase di qualche buontempone: "Stasera n'ata pignata rotta!".

'L'antico gioco ci auguriamo riporti di nuovo, coi suoi semplici ritagli di un tempo andato, il gusto della tradizione e delle cose genuine per ridare alle nuove generazioni il gusto di sognare ad occhi aperti.
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Gioco tradizionale de "La Pezza de Casce"

Di Antonio Nicotera

A Carnevale, a Vinchiaturo, in Piazza Municipio, con la tradizionale gara a squadre de "La Pezza de Casce" che un gruppo di volenterosi appassionati ha voluto riesumare dal dimenticatoio delle antiche tradizioni carnevalesche del paese.

Un antico percorso che si articola su salite e discese fino a ritornare sui propri passi davanti a "lo castello di Vinchiaturo" meglio conosciuto come casa Jacampo dove, su un antica basola di pietra locale, il vincitore sempre a forza di lanci dovrà collocare la "pezza de casce" pronunciando la fatidica frase:

"A la `n `tutta!", o meglio "E' tutta qui !".

Ma il gioco popolare in che consiste?

Si gioca a due squadre di numero illimitato di partecipanti e a turno, a forza di bicipiti, la pezza, forma di circa trenta chili di parmigiano, viene lanciata sul percorso prestabilito ormai da secoli.

Una volta che la Pezza è stata lanciata dal giocatore verso un punto scelto dal caposquadra, dovrà essere ben visibile dal pubblico e dagli avversari; in caso contrario, viene proclamata "J'è ceca!", o meglio è cieca, cioè non si vede e così il tiro viene dichiarato nullo per la compagine a cui il tiratore appartiene.

Per motivi di svantaggio comunque è possibile usufruire delle "bòtte", una sorta di carta jolly che dà la possibilità di decrementare lo svantaggio acquisito.

Tali tiri, "le bòtte", vanno usufruiti dopo gli scassi della partenza, i passi carrai dei marciapiedi in pietra davanti all'asilo come stabilito dalle antiche regole tramandate dai vecchi giocatori.

Intanto si sentono urla dei partecipanti e del numeroso pubblico di appassionati: "Luàteve ca' passa le casce!" e poi ancora urla, contestazioni scherzose e duetti ciarlieri tramati ad arte per rendere più piccante il gioco.

Non mancano tirate di casacca, schiaffi e pacche rumorose artatamente castrone dai più veterani con parole pesanti e minacce appartenenti all'antico canovaccio della tradizione carnevalesca vinchiaturese, e non manca chi condisce con fresca zizzania il piatto del divertimento.

Al calar del sole, il gruppo si fa sempre più rumoroso ed impaziente verso il traguardo, dove sulla pietra antica, la pezza, tra giramenti di testa e numerose escoriazioni sarà deposta vittoriosamente con la stentorea frase "A la `n `tutta!" per poi essere gustata e divisa tra gli stanchi ma felici vincitori, mentre uno stanca folata di bora porto lontano fumi di odorosi camini ed una voce "Luàteve cà passa le casce!!!".
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Costumi tradizionali

A cura della prof.ssa G. Bagnoli

II medico Agostino Pistillo, in risposta ai quesiti dell'inchiesta murattiana del 1811, descriveva l'abbigliamento del contado di Vinchiaturo come semplice e severo nella sua compostezza.

Altre informazioni sono desumibili da due fotografie dello Studio Trombetta, una della seconda meta del 1800, l'altra del 1900.

La donna usava una camicia di cotone arricciata intorno al collo e sostenuta dalla gonna increspata in vita, di stoffa non troppo pesante (crespo n pannino detti anche zigrino o burdiglione) che "nell'inverno riesce troppo lieve e freddo: e questo deriva dalla miseria e dalla poca industria delle pecore pel ristretto pascolo" come scrisse il Pistillo.


Le stoffe, infatti, venivano da Sepino; e se tessute in paese, comunque, venivano portale alle gualchiere di Sepino per effettuare la valecatura.

Completavano il vestiario il corpetto, la scolla, con lunga frangia per lo più di seta, di colore paglierino o verde chiaro o azzurro, fermata a drappeggio sul petto con un grosso spillo d'oro ("brellòcche"), le maniche, legate al corpetto con nastri affinché potessero essere sfilate lasciandole, però, attaccate alle spalline, la mappa o il fazzoletto per i giorni feriali, di lana o seta semplice pur le maritate, multicolore per le nubili e di lino bianco per le zitelle, le calze nere, di lana o cotone, e le scarpe basse, di cuoco con lacci.

II girocollo con vellutino e ciondolo d'oro, con qualche piccolo inserto a cammeo e gli orecchini lunghi ("pendantiffe") ornavano il rotto.

La sobrietà dei colori e della foggia ero compensata dell'eleganza delle piegoline orizzontali, del pizzo e dei ricami ad intaglio del grembiule ("palmerino"), sovrastante la gonna, e dai ricami in corallini lucenti, secondo disegni a motivi floreali o geometrici, per l'abito da sposa, di crespo o broccato, tessuto di migliore qualità che, quasi sempre, passava di generazione in generazione.

Per l'abito maschile la semplicità ere quasi spartana poiché esso si riduceva ai calzoni larghi e un poco corti ("zompafuosse"), alla camiciola, al giubbino, al cappello a falda larga per ripararsi dalla pioggia, alla cappa per i rigori dell'inverno, alle calze molto grossolane.

Come scarpe si usavano, talvolta pezze di cuoio sostenute da stringhe attorcigliate alle gambe ("zampitti"), e talvolta scarpe di cuoio grezzo montanti sul collo del piede, ricoperte d'inverno dalle uose ("cochere"), pezze di panno di lana per lo più di colore verde scuro o marrone, lunghe fino al ginocchio.

Nella tradizione di Vìnchiaturo, la severità dell'abito contrastava con le dinamicità dei motivi coreografici presenti nei balli, tra le cui figure, quelle del corteggiamento e quelle dette "di dispetto" erano le più difficili ma, anche, le più frequentate.

Notizie tratte dall'archivio privato di Antonio D'Ancona
Monumenti

Monumenti

FONTANA DEI "4 LEONI"

Nella piazza principale del paese è posta la fontana dei "4 Leoni", costruita nel 1899 per volontà del Sindaco Pasquale Martino. Progettata dall'ing. Pasquale Pistilli è costituita da una grande vasca centrale sulla quale piove la vaschetta elevata dello zampillo.

Vi sia accede con gradinata a cinque scalini. Sui quattro plinti sono sistemati i leoni che non sono però quelli originali, in bronzo - di ottima fattura e di scuola napoletana - trafugati nell'ottobre del 1997 ma quelli risistemati nel 1998.

Tra le epigrafi c'è questa:

IL SECOLO CHE MUORE - AL SECOLO CHE SORGE - QUEST'OPERA AFFIDA PRELUDIO DI FUTURI MIGLIORAMENTI

MONUMENTO AI CADUTI

Il Monumento in onore dei vinchiaturesi morti per la patria nella Guerra del 1915 - 1918 fu inaugurato nel 1927.

Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale fu sistemata la lapide in ricordo anche dei deceduti in mare, aria e terra a seguito di tale conflitto, in seguito sostituita da due lapidi orizzontali.

MONUMENTO DELL'EMIGRANTE

Il monumento, situato nel Parco della Rimembranza, fu lì sistemato ed inaugurato nel 1985, in occasione del "Ritorno a casa" di numerosi emigrati vinchiaturesi sparsi nel mondo. Realizzato su disegno di Umberto Taccola, è un dono dell'Associazione dei Vinchiaturesi di Montreal.

LA CROCELLA

In piazza Municipio è situata la "Crocella" sistemata nel 1923 lì dove esisteva in antico: su una colonnina di perfetta rastremazione e con capitello jonico terminale, alzata su una base quadrangolare di pietra a due ripiani, il primo dei quali funge anche da sedile.

"FONTANAAMONTE"

Costruita nel 1869, tale fontana situata nella contrada omonima, reca una scritta in latino che tradotta così recita:

POCA ACQUA SCATURISCE DALLA TERRA - ABBASTANZA PER IL PREZIOSO LAVORO - COSI' L'ACQUA - CHE E' IN POSSESSO DELLA NATURA - GIUNGE COME AMICA. ANNO DEL SIGNORE 1869

Altre fontane:

FONTANA VILLA COMUNALE
FONTANA "MONTE VERDE"
FONTANA "S. MARIA"
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Convento di Santa Lucia

Il Convento di Santa Lucia, oggi appartenente a privati, sorge su di un promontorio che sovrasta il centro abitato. Detto cenobio fu dimora dei Frati Osservanti fino all'anno 1809, quando venne soppresso nelle sue funzioni e ufficiature in ottemperanza al decreto murattiano.

Il Convento fu costruito nel Seicento, ma c'è chi ritiene che l'edizione seicentesca del Convento si innestò su un precedente complesso monastico, addirittura del Duecento. L'attuale struttura, che ha risentito fortemente delle vicissitudini storiche, è priva della chiesa dedicata alla santa titolare, i cui splendidi portali fanno parte della Chiesa del Purgatorio. Sempre alla chiesa del Convento appartenevano le statue di Santa Lucia, Sant'Antonio da Padova, san Francesco e San Pasquale, conservate ora nella Chiesa Madre e in quella di San Bernardino.

La leggenda narra che nel 1444 in questo convento soggiornò San Bernardino, nel suo viaggio verso L'Aquila.

Nell'Archivio di Stato di Campobasso, si legge: " Un Convento dal chiostro con colonne in pietra era quello di Santa Lucia di Vinchiaturo. Fondato nel 1604, si componeva di 14 celle e di relative officine. Fu soppresso in forza del decreto murattiano del 1809. Invano l'Arciprete Lombardi perorava la causa della permanenza dei Frati molto bene accetti alla popolazione, edificata dal loro buon esempio".
Chiesa di Santa Maria di Monteverde

Chiesa di Santa Maria di Monteverde

A mille metri di altitudine, sull'altura detta La Rocca, in località Monteverde, è possibile osservare i resti di una delle più antiche chiese del Molise: la Chiesa di Santa Maria di Monteverde o Santa Maria a Monte, in origine facente parte di un antico monastero benedettino.

L'anno di costruzione delle strutture attuali (la chiesa è più antica) ci è data da un epigrafe, la quale fa riferimento a strutture e abbellimenti effettuati dal maestro Gualtiero su commissione dell'Abate Matteo, nel 1163.

Ciò testimonia anche la nascita in questi luoghi di una vera e propria Corporazione di Lavoratori della pietra.

Della Chiesa medioevale romanica, a tre navate, sopravvivono parte dell'abside centrale, tracce del presbiterio e delle mura perimetrali.

Nel corso dei secoli la Badia di Monteverde, una volta appartenente ai PP. Cassinesi, crebbe sempre di più, fino a comprendere una vasta estensione di terreni ex feudali, ch'erano soggetti agli usi civici dei Comuni di Vinchiaturo, Mirabello e San Giuliano del Sannio.

Nel 1743 la tenuta di Monteverde fu censita dai PP. Cassinesi ai Signori Pecci di Vinchiaturo.

Ogni anno, la statua della Vergine di Monteverde, viene portata in processione l'ultima domenica di agosto.
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Santuario di Santa Maria delle Macchie

Il Santuario di Santa Maria delle Macchie, che sorge a circa 4 Km dal centro abitato di Vinchiaturo, si ritiene edificato nel XVI secolo sulle rovine di un antico cenobio benedettino.

E' ad una sola navata e la costruzione attuale risale al 1887, ad iniziativa dell'eremita Pasquale Di Ioia e di Pasquale Pistilli.

Secondo altre fonti, la Chiesa venne costruita nel 1298 ed era addossata ad un Convento dei Carmelitani Scalzi. Di detto Convento esiste ancora l'edificio.

Nei secoli passati, per cessione del Duca di Benevento e per la liberalità del Vescovo di Boiano, il Santuario fu dotato di un vasto patrimonio immobiliare, che avvenimenti posteriori dispersero a vantaggio di altri.

All'interno, affrescato dalle opere del maestro Leo Paglione, è possibile venerare un'antichissima statua della Vergine risalente al XIV secolo, il cui restauro ha permesso di portare alla luce il velo d'oro che la ricopre.

La festa in onore della Madonna delle Macchie, che un tempo richiamava numerosi pellegrini, anche dai paesi vicini, si festeggia la prima domenica di Settembre.

Il santuario di Santa Maria delle Macchie fa parte della Parrocchia della Santa Croce di Vinchiaturo.
Chiesa del Purgatorio

Chiesa del Purgatorio

Questa piccola e raccolta costruzione, a nave unica, sorse extra - moenia agli inizi del XVIII secolo.

Tutta la sua storia è racchiusa nella epigrafe che sovrasta il portale, che recita:

"Questo tempio, sotto il titolo della Confraternita delle anime del Purgatorio, con regale approvazione dedicato alla Confraternita costituita nell'anno 1793, con la nobile porta una volta della Chiesa di Santa Lucia nel Convento dei Minori Osservanti, di questa cittadella, soppresso per ordine supremo nell'anno 1811, fu abbellito e restituito in questa migliore forma dall'opera dei Confratelli e dalla devozione dei cittadini nell'anno del Signore 1819 ".

Di notevole importanza in questa Chiesa, è il portale proveniente dal soppresso Convento di Santa Lucia, ottimo esempio di stile barocco, datato 1604, composto da due colonne laterali con capitelli compositi, mentre la parte inferiore presenta bassorilievi con figure di puttini ed ornati vegetali.

Sulla base delle colonne vi sono due stemmi.

Di notevole interesse è anche il portale ligneo, datato 1620, composto da riquadri intagliati con motivi vegetali e le figure di San Francesco e Santa Lucia.

Al suo interno, di pregevole fattura è la tela d'altare settecentesca, che raffigura il Redentore consolante le anime del Purgatorio, attribuito al pittore campobassano Japoce.
Chiesa di San Bernardino

Chiesa di San Bernardino

La Chiesa di San Bernardino fu costruita nel 1728, ai piedi del colle su cui si ergono la Chiesa madre ed il palazzo marchesale, in segno di benemerenza verso il Santo ed in ricordo della speciale protezione al paese di Vinchiaturo.

L'edificio fu ricostruito nel 1849, dopo il terremoto del 1805 ed ha subito altri restauri e riadattamenti nel 1919 e 1996.

La storia popolare vuole che San Bernardino, nel suo viaggio di ritorno verso L'Aquila, si sia fermato in questi luoghi ed abbia contribuito a portare la pace tra le contrapposte fazioni locali.

Si narra ancora, che una giovinetta rimase sotto le macerie della chiesa, crollata per il terremoto, e fu salva per intercessione di San Bernardino che le espresse il desiderio di essere considerato il Santo Protettore di Vinchiaturo.

La festa patronale in onore del Santo, si svolge ogni anno il 19 e 20 Maggio.

La chiesa è ad una sola navata con ai lati due cappellette dedicate a S. Francesco e S. Michele Arcangelo.

Sempre al suo interno è possibile ammirare gli affreschi (1951) dell'artista molisano Leo Paglione, raffiguranti la morte e la canonizzazione del Santo da Siena ; altri dipinti ad olio del 1920, posti sotto la volta, in cui sono raffigurati il Sacro Cuore e San Bernardino che predica a Vinchiaturo ed infine un dipinto ad olio più antico, senza né firma né data, posto sopra l'altare e raffigurante la Vergine di Pompei e 15 formelle che illustrano i misteri del Rosario.



Chiesa parrocchiale Santa Croce

Chiesa parrocchiale Santa Croce


La Chiesa Madre di Vinchiaturo, intitolata alla Santa Croce che si festeggia il 14 Settembre, è posta su di un'altura che sovrasta tutto il centro abitato.

La Chiesa, molto antica, come testimoniano i numerosi elementi decorativi e strutturali riesumati durante le varie operazioni di restauro, è una mirabile creazione dell'arte scultorea romanica e della semplicità e linearità delle forme.


Anticamente, la facciata era rivolta dalla parte opposta, poiché il paese era arroccato in quella direzione; fino a quando l'abitato si sviluppò in pianura, intorno alle arterie stradali che lo attraversavano e di conseguenza la facciata fu costruita rivolta verso il nuovo centro abitato.

L'edificio attuale, che fu ricostruito nel 1840 dopo vari terremoti, è diviso in tre navate e misura 23 metri di lunghezza e 14 di larghezza.

La facciata, in stile neoclassico, fu realizzata da maestranze locali che ben si distinguevano nella lavorazione della pietra.

Imponente è la torre campanaria a quattro piani, di cui il piano terra a pianta quadrata, appartenente alla preesistente chiesa romanica e gli altri ottagonali.

Sempre all'esterno, di rilievo è il Crocifisso, databile del XIII secolo, collocato su di un muro perimetrale dell'antica area cimiteriale.


All'interno della Chiesa, che è a tre navate con archi a tutto sesto e paraste ioniche, sono da ammirare:

- l'altare maggiore, che presenta una varietà di marmi pregiati;

- un immenso organo ligneo del 1775 sostitutivo di uno più antico ed infine una elegante arca sepolcrale del XIX secolo, in pregiato marmo di duplice tonalità, che accoglie le spoglie mortali di Luigi Iacampo e la moglie Anna Teresa Guglielmi;

- un'antica vasca lustrale;

- lo splendido coro ligneo del 1760, composto in regione absidale, il quale ospita 13 pannelli raffiguranti Cristo e gli Apostoli, dell'artista oratinese Ciriaco Brunetti.


L'importanza di tale opera è data dal fatto che si tratta di una delle testimonianze più importanti e meglio conservate della produzione sacra del pittore. L'esistenza di almeno tre foglietti preparatori collegati a questo ciclo fa ritenere che vi sia stato un certo travaglio nella sua preparazione.

I modi pittorici sgranati e la gamma cromatica brillante sono caratteristiche proprie dello stile del Brunetti.



È abbastanza interessante l'uso della tavola come supporto per garantire una maggiore durevolezza dei dipinti nell'uso liturgico del coro, nel quale funzionano ancora oggi come dossali, anche dopo la sostituzione dell'impianto ligneo settecentesco con uno databile dopo il terremoto del 1805.


La Chiesa Madre fa parte della Parrocchia della Santa Croce di Vinchiaturo.


Storia di Vinchiaturo

Storia di Vinchiaturo

L'origine di Vinchiaturo è molto antica, come dimostrano numerosi ritrovamenti archeologici, tra i quali località Canala, un basamento costituito da grossi blocchi di pietra, che secondo una stima della Soprintendenza risale alla fine del II secolo. Sopra un blocco di cantonata è scolpito a bassorilievo un grande simbolo fallico; un cippo terminale di epoca romana e numerose altre iscrizioni.

Secondo alcune interpretazioni (vedi Monteverde Sannita di Baldini) l'origine del paese è da ritrovare nell'antica città sannita di Ruffirio, allogata su di un aspro e quasi inaccessibile rialzo calcareo, presso l'attuale altura di Monteverde, dove cospicue sono le testimonianze di un'attività edilizia ed artigianale del passato.

Lo storico Dionisio colloca Ruffirio "ad orientem Boviani apud montem vulgo viridem, quo in apuliam itur" (ad Oriente di Boiano, in quella contrada detta Monteverde, per la quale si accedeva alla Puglia).

Ruffirio mutò tale nome in un antesignano dell'attuale nel momento in cui, giunte le guarnigioni della potente e bellicosa Roma, dovette subire l'amara sconfitta e l'assoggettamento da parte del trionfatore.

Tale destino toccò ad altre città quali Bovianum e Saipins che, a detta degli storici, videro da parte del governo capitolino, l'allontanamento forzato di sediziosi cittadini sanniti, ai quali fu coartata la libertà in un distretto geografico rintracciabile nell'area dell'attuale cittadina di Vinchiaturo, che per tale motivo conquistò la denominazione di Vincula Catenis, ovvero Carcere con Catene. A ricordo di tale congiuntura storica nello stemma del Comune campeggia una torre merlata, ai lati dalle quale pendono due grosse catene.

Dopo le guerre sannite, dopo la distruzione di buona parte della popolazione e delle città, scende sulla vita del nostro paese il buio più fitto e, dall'epoca sannita e romana, solamente verso l'anno 1000 se ne torna a parlare. Vinchiaturo, fino alla metà del XV secolo, non significò alcuna entità politica ed amministrativa autonoma.

Il paese odierno, iniziò a concretizzare la sua fisionomia di centro abitato, seguendo i canoni urbanistici ed architettonici imperanti, a far tempo certamente dal 1456 anno in cui, a causa di un devastante terremoto che causò 120 morti e la quasi totale rasa al suolo della Badia di Monteverde.

A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.

Nel secolo XI, nel periodo Longobardo, Ugo di Molisio, Conte di Boiano, donò alla Cattedrale della sua città molti feudi tra cui quello di San Pietro presso Vinchiaturo. Vinchiaturo era dunque terra di pertinenza dei Conti del Molise: ed in questa condizione si tenne durante i periodi normanno e svevo fino al 1449.

In quegli anni il paese e le sue terre furono assoggettate alla signoria dei fratelli Sanfromonte, giunti dalla Francia nella nostra nazione, alcuni secoli prima, al seguito di Carlo d'Angiò, per volontà di Alfonso I di Aragona.

Vi fu allora, una sincera amicizia tra Antonello, uno dei fratelli, e Cola di Manforte, Conte di Campobasso, col quale caldeggiò l'ascesa al trono di Napoli di Giovanni d'Angiò, che fu però sconfitto nella battaglia di Troia del 1462. Fu così che Vinchiaturo, nel 1467, fu dato in feudo ad un certo Matteo Trossa cui successero nel 1550, i Senescallo di Capua. Un membro di tale famiglia, Camillo se ne disfece per la somma di 5200 ducati.

L'acquirente fu Federico Longo, esponente di una famiglia venuta nel Reame con i Normanni, che ebbe conferito il titolo di Marchese nel 1626 e che detenne il feudo fino all'eversione della feudalità.

È al Marchese Federico Longo che si deve la costruzione del palazzo marchesale, intorno al quale si sviluppò il paese, e del Convento di Santa Lucia, dimora dei Frati Minori Osservanti.

Nel Dizionario Geografico - Ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani, Bibliotecario di S.M. Ferdinando IV Re delle Due Sicilie, datato 1805 si legge:

" Vinchiaturo - Terra in Contado di Molise, compresa nella Diocesi di Boiano, distante da Campobasso miglia 5. Si crede da taluni che fosse sorta dalla distruzione di altri villaggi, ch'erano un tempo nelle sue vicinanze, come io credo di essersi piuttosto accresciuto di popolazione, poiché dall'essersi ritrovati nel suo territorio molte antiche iscrizioni, monete, corniole, ed altre cose, fa credere anzi che fosse popolato il luogo prima dei suddetti villaggi.
Vi si vedono alcune torri, opera dei mezzitempi, e niente altro, che indicasse poi remota antichità.

Tra le iscrizioni che vi sono state ritrovate, evvi questa:

DIS MANIBUS
TUCCIAE LLUPILLAE
LIVINIUS EL POLITICUS
CONIUGI : SANCTISSIMI
ET LIVINI POLITICUS
ET EVIETHUS
DULCISSIMAE MATRI


AI MANI
DI TUCCIA CALUDIA LUPILLA
LIVINIO POLITICO
ALLA NOBILE SPOSA
POLITICO ED EVITO
RELIGIOSISSIMI FIGLI DI LIVINIO
ALLA DOLCISSIMA MADRE


Vedesi edificata intanto in una pianura, ove respirasi aria non malsana. Al di sotto della Cappella di Santa Maria (a Monte) ci sorge un'acqua sulfurea, la quale dicono atta alla guarigione di molti mali. Le produzioni consistono in grano, granone, vino e frutta di ogni specie. Gli abitanti, oltre all'agricoltura, esercitano pure la pastorizia. Il loro numero è di circa 3000. la tassa dei fuochi del 1532 fu di 175, del 1545 di 204, del 1581 di 200, del 1595 di 227, del 1648 di 172, del 1669 di 194.
Nel suo territorio vi sono i feudi di Vitriscelli e la Badia di Monteverde, un tempo luogo abitato come già detto.
Nell'anno 1456 fu rovinato dal terremoto, con la morte di 120 abitanti; ma la fatale rovina di questo paese avvenne il 26 Luglio 1805 ad ore 2 e ¼ d'Italia, essendo rimasto adeguato totalmente al suolo dall'orribile terremoto con la morte di 305 abitanti e 214 feriti.
Nell'anno 1467 il Re Ferrante la donò a Matteo Trossa insieme all'altra terra di Spinete.
Passò poi alla famiglia Senescallo di Capua.
Nel 1633 si concedè il privilegio all'Università di questa terra di poter fare la fiera nel mese di agosto".

I Longo mantennero il titolo di Marchesi di Vinchiaturo fino alla seconda metà del XIX secolo.

La sequela di Sindaci, che proietta la vicenda del paese ai giorni nostri, iniziò dopo l'editto di Gioacchino Murat e furono gli annali del Regno di Napoli che per tutto il XVIII e XIX secolo incisero nella storia locale, segnandone la società, il costume, la politica e la cultura.

A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.


A cura di Aldo Cicchetti
giovedì 1 agosto 2013
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Società di San Bernardino di Staten Island (NY)

I registri dei passaporti del Comune di Vinchiaturo riferibili al periodo compreso tra il 1918 e il 1939 annotavano che il 90% dei richiedenti erano contadini e solo il 10% comprendeva calzolai, sarti, scalpellini, casalinghe. Per tutti era annotata quale destinazione New York ma non fu così perché molti andarono in Pensylvania, in Minnesota, in Ohio, in Nebraska, nel Kentucky. Essi si sistemarono a Hibbing, a Seattle, a Woshington, a Philadelphia, a Cleveland, ad Omaha, a Bristol. D'Alessio Filomena era nata a New York nel 1908, Venditti Carmela a Hibbing nel 1906. Marinelli Luisa di Paolo e Fuschino Carolina, classe 1849, già cittadina americana nel 1900. I Fuschino si erano sistemati a New Brighton. Nel 1921, Baratta Isabella raggiunse a Bristol, Connecticut, il marito Francesco Petosa che lavorava nelle miniere di carbone. Viaggiarono per Bristol anche Petosa Domenico e Chiatto Carmela.

Questi e tutti gli altri Vinchiaturesi, giunti nell'arco di 50 anni, tra l'ultimo ventennio dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, via via si sono americanizzati, hanno assorbito i modelli di vita del paese di adozione. Molti scelsero Staten Island come residenza costituendo così una numerosa comunità. Tra la nostalgia e il disconoscimento, è nata l'Associazione dei Vinchiaturesi di New York.

Nel 1932 alcuni Vinchiaturesi, a Brigthon, ritrovandosi la domenica mattina, dopo la messa, sul sagrato della chiesa dedicata all'Assunta, cominciarono a pensare di dar vita ad una fratellanza vinchiaturese. Berardino Barone, Carmine Monteleone, Giovanni Pistilli, Giuseppe Pietrangelo, Donato Iammatteo, Michele Fusco erano giunti a Staten Island tra il 1920 e il 1930. Accanto al desiderio di ritrovarsi posero l'opportunità di darsi mutua assistenza in quel momento economicamente critico. Il 1929 aveva volatilizzato molte ricchezze ed aveva espulso molte unità dal mondo del lavoro e, quindi, la Fratellanza, con interventi di carattere filantropico, consentì a molti di sopravvivere, di attendere tempi migliori. Il gruppo cominciò a riunirsi in modo continuativo, ogni domenica mattina, dopo la messa e nei locali della stessa chiesa. Prese il nome di Società di St. Bernardino, Fratellanza Vinchiaturese, Staten Island, New York.

Erano soltanto in quindici o venti ma , nel tempo, divennero sempre più numerosi e raggiunsero le 200 unità nel 1960.

In prima istanza assunsero la carica di presidente, Bernardino Barone; di vicepresidente, Carmine Monteleone; di segretario , Giovanni Pistilli; di tesoriere, Giuseppe Pietrangelo; di financial segretarie, Donato Iammatteo; di curator, Michele Fusco.

I gruppi familiari dei soci rappresentano il mondo vinchiaturese poiché ricorrono cognomi ormai noti tra cui D'Amato, Varriano, Iammatteo, Venditti, Petosa, Pietromonaco, Monteleone, Pietrangelo, Spensieri, Barone, Pistilli, Veneziano, D'Aquila, Fusco, Tucci, De Santis, Primiani. Sono nomi che appartengono al grande esodo e che avevano vissuto in modo pesante e disperato l'arrivo a New York. Profusero, negli intenti dell'Associazione, lo spirito di solidarietà e la pietas di atavica memoria. Nel ventennio Sessanta-Settanta l'Associazione raggiunse la crescita massima. Maturò anche l'idea di affiancare al gruppo degli uomini un gruppo di donne. Laura De Santis di Brighton guidò il gruppo femminile che aveva i suoi 5 incontri annuali al giovedì sera nello stesso luogo dove avvenivano i 6 incontri annuali degli uomini.

Era il 1986 e le riunioni si tenevano presso Kells-Grennie Post, American Legion, New Dorp. Era presidente Anthony P. Barone, affermato uomo di legge. Nello stesso anno, la domenica precedente le Palme, la sezione femminile organizzò un party per le famiglie vinchiaturesi, con gran successo e affluenza di partecipanti.

Ben Di Sarro , con malinconia, dopo qualche anno, ricordava quando bisognava chiudere al traffico la Brighton Avenue perché riservata al passaggio della processione , nella ricorrenza della festa, e ricordava la folla convenuta per ascoltare la banda sul prato antistante la Assunption church, luogo di culto dove era conservata la statua del Santo, realizzata ad immagine e somiglianza dell'originale presente a Vinchiaturo.

Dal 1936 al 1999, la Fratellanza Vinchiaturese ha avuto 25 presidenti, 30 vicepresidenti, 12 segretari, 13 tesorieri, 7 financial segretaries, 27 curators. Alcuni di essi hanno segnato la storia della Fratellanza perché hanno espletato il loro compito per molti anni , come i tesorieri Ben Di Sarro e Ben Murante, l'uno in carica dal 1951 al 1965 e l'altro dal 1966 al 1981; come Tony Tesi che ha espletato il suo compito di financial segretarie dal 1966 al 1999. L'attuale presidente è Anthony Iammatteo, mentre funge da segretario Carmine Petosa.

Tutta la comunità, intanto, è orgogliosa del successo di John Fusco, già presidente dell'Associazione nel biennio 1991-93, e giunto ai più alti onori in qualità di New York State Surrogate Court Judge.

La Fratellanza partecipa alla annuale parata del Columbus day con il suo gonfalone ed è membro della Società Italiana d'America.

Se l'Associazione di New York è ancora attiva e fervida di idee, non può dirsi la stessa cosa per la comunità di Philadelphia.

Nella città, ai primi del Novecento, erano confluite le famiglie Pistilli, Petosa, Pietrangelo, Fuschino, Venditti, Pede, Iacampo, Gioioso, Galante, Spensieri e vi avevano costituito l'Associazione dei Vinchiaturesi legata, anch'essa, alla devozione del Santo Patrono e di S. Rocco.

Il sentimento di appartenenza e la determinazione caratterizzavano i devoti che si distinsero nella costruzione di chiese in pietra, nei lavori di sartoria o di carpenteria. Essi provenivano da famiglie i cui lavori artigianali erano ben conosciuti a Vinchiaturo.

Nel 1989, su " Il richiamo ", periodico informativo, a cadenza trimestrale, della Società Cattolica San Bernardino dei Vinchiaturesi di Toronto, Tony Ziccardi di Glenside, Pensylvania, espose, in una lettera aperta, il suo rammarico per non vedere più, in Philadelphia, il fiume di persone in processione, che facevano offerte votive alla statua di San Bernardino.

" I vincoli della comunità si sono rotti - egli scrisse - e le strade sono diventate silenziose. Amedeo Pietrangelo, instancabile e attivo presidente, ha invano combattuto per trovare una nuova collocazione alla statua prima che la chiesa fosse chiusa ed ha gridato al miracolo quando ha trovato un ordine di suore polacche, devote a San Bernardino, disposte

ad ospitare la statua ". Il gruppo originario si è andato disgregando poiché i figli si sono trasferiti altrove o per ragioni di studio, quale la ricerca di un College prestigioso, o per motivi di lavoro, che ha portato alcuni anche in California. Ziccardi sottolineava che, nel tempo, esso si è ridotto " ad una manciata di vedove, che presenzia la festa del Patrono con il solo rito liturgico nella chiesa delle suore polacche ".

La lettera, elogiando i fratelli di Toronto, capaci di preservare lo charme di quel piccolo villaggio ( tiny village), terminava con una punta di orgoglio: " Nonostante il fallimento, molti Vinchiaturesi di Philadelphia si sono distinti quali Nicolas Giordano Jr., presidente della Philadelphia Stock Exchange , e l'Onorevole Giudice Joseph Stanziani, figlio di Enrico.

(testi di Giuliana Bagnoli)
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Società di San Bernardino di Toronto

L'insediamento dei Vinchiaturesi sulle sponte dell'Ontario fu condizionato dal loro passaggio per Montreal. Erano giunti, tra il 1947 e 1948, Antonio Lombardi, Bernardino D'Amato, Antonio e Michele Pistilli, Antonio Di Sano, Bernardino Curtone, Giuseppe D'Amato, Nicola Di Biase. Tra quelli che, insoddisfatti dei salari e delle temperature gelide, partirono per luoghi più miti, troviamo gli Spensieri, i D'Amato e i Di Biase.

Negli anni Cinquanta era in costruzione la prima stazione televisiva, nella zona di Jarvis e Queen, dove trovarono lavoro i fratelli Giovanni e Antonio Spensieri, Carlo Variano, Domenico Spensieri e Giovanni Poverelli.

Intorno al 1954/55, alcuni cominciarono a lavorare in proprio ed entrarono nel mondo degli affari, tra cui Nicola e Giovanni Di Biase, Giovanni e Pasquale D'Amato, Benny Marano, Tony Variano. Nel 1957, per la costruendo chiesa della Immacolata Concezione, il parroco chiese ai devoti l'offerta per una vetrata con l'immagine di un santo. Benny D'Amato allora decise di raccogliere fondi presso i compaesani e furono raccolti 626 dollari per realizzare l'immagine di San Bernardino, l'amato Patrono.

La comunità vinchiaturese di Toronto, vivace e propositiva, 160 tra famiglie e singoli, nel 1961 diede vita al comitato per le feste di San Bernardino e nel 1964 giunse da Vinchiaturo il gonfalone con l'immagine del Santo; nel maggio del 1965 si avviò il tesseramento per costituire l'associazione dei Vinchiaturesi di Toronto; nel 1968, presso il Santuario di Mary Lake in King City, si eresse la statua di San Bernardino e si avviò la consuetudine dell'annuale pellegrinaggio con processione.

La vivace partecipazione dei soci convinse il comitato, presieduto da Giovanni D'Amato, a stilare lo Statuto dell'Associazione che fu registrato, presso il governo dell'Ontario, il 21 maggio 1969. I soci fondatori furono: John D'Amato, contractor; Benny Veneziano, dry cleaner; Benny Marinelli, restourant owner; Frank Di Biase, Fiore Petosa, Frank D'Aquila e Aldo Variano, construction wolkers; Giuseppe Venditti, machine operator; Domenico D'Amato e Giovanni Carnevale, carpenters. I dieci stabilirono che l'Associazione prendesse il nome "Società Cattolica San Bernardino dei vinchiaturesi di Toronto" a ricordo della omonima istituita a Vinchiaturo nel 1911. Quattro furono gli intenti enunciati dall'Associazione: promuovere le attività sociali e culturali, assistere i soci e le loro famiglie in caso di necessità, riconoscere i meriti scolatici dei giovani figli degli associati, raccogliere fondi per realizzare gli obiettivi suddetti ed investire i fondi eccedenti.

Nel 1968 si ebbe il primo incontro tra i presidenti delle tre associazioni nordamericane: Giovanni D'Amato (Toronto), Tony Iammatteo (Montreal) e Pietro Fusco (New York) per stabilire i primi contatti tra le rispettive comunità. Si pubblicò allora il primo numero del giornale "Vinchiaturo" in seguito rinominato "Il richiamo".

Nel 2001 erano associate 130 famiglie, ben integrate nel tessuto economico e urbano. Il logo dell'Associazione è mutato nel tempo: da una nostalgica foto di piazza Municipio con la Fontana dei quattro leoni, ad una stilizzata torre campanaria ad una sintesi d'immagini che coniuga la piazza di Vinchiaturo con i grattacieli di Toronto.

Negli anni Ottanta si formalizzarono due appuntamenti annuali: la scampagnata alle Mille Isole per incontrare la comunità di Montreal e trascorrere insieme una giornata dedicata al passato; l'appuntamento a Kingston per programmare le attività comuni delle Associazioni.


L'Associazione di Toronto è affiliata alla FAMC-O, nata nel 1983, che riunisce 33 tra Associazioni e club molisani, il cui Presidente è stato anche Giovanni D'Amato che per più di un quarto di secolo ha garantito la continuità dell'Associazione stessa e che ha organizzato anche il 1° Congresso Mondiale dei Molisani in Nord - America. Giovanni D'Amato ha anche rappresentato gli emigrati del Canada in seno alla Consulta regionale molisana per l'emigrazione. Nel 2002 è venuto a mancare lasciando un vuoto, colmato dal figlio Tony, eletto da poco Presidente dell'Associazione.
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Associazione dei Vinchiaturesi di Montreal

Montreal, situata sull'omonima isola fluviale, tra il fiume San Lorenzo e la Rivière des Prairies, addossata al Mount Royal, era ed è all'incrocio di importanti arterie stradali e ferroviarie. Nei sobborghi o nelle Ville si sparsero i Vinchiaturesi ivi emigrati nel secondo dopoguerra.

Le prime sistemazioni sulla Jean Talon e sulla Papineau.

Oggi, le famiglie legate all'Associazione risiedono nella città di Montreal, in Cote St. Luc, a Laval, a La Salle, e tanti a Ville St. Leonard.

Esse appartengono ai Baratta, Spensieri, Petosa, Primiani, Pistilli, D'Aquila, Iacampo, Pietromonaco, Iaizzo, Pietrangelo, Di Sarro, Iammatteo, Marinelli, Venditti, Varriano, Spina, Cipollone, Di Ioia, Barone, Di Iorio, Di Biase, Lombardi, Manocchio, Matteo, Niro, Di Sano, Iatauro, Giambagno, Reonegro, Pizzuto, Carnevale, Santangelo, Gallo, Masella, Marano, Colacchio, Paiano, D'Addone, Cutrone, Palladino, De Santis, Vitale, insomma tutte le lettere dell'alfabeto.

Negli anni Cinquanta, impararono subito che i francofoni gravitavano intorno a Outremont e gli anglofoni intorno a Wesmount, come dire dove erano i ricchi datori di lavoro.

Negli anni Settanta, spostandosi il potere economico a Toronto, in parte a causa del risorgere del nazionalismo del Quèbec, la città offrì minori opportunità di lavoro e, quindi, cessarono le partenze da Vinchiaturo. Qualche unità sporadica risaliva al 1980 ed una sola al 1989.

Nei primi tempi sulle bocche di tutti ricorrevano i più diffusi nomi dei datori di lavoro : G.M.Gest, Common, Pappalardo, De Spirit, Franceschini, Dominic. Anche la Cristina shoes, fondata da Tony Iammatteo offrì abbondante lavoro alle donne provenienti da Vinchiaturo.

Nel 1960, presso la Casa Italia, Joe Iacampo, Tony e Liberato Marinelli, Pasquale Baratta, Paolo Gallo e Donato Iammatteo pensarono di fondare un club vinchiaturese e fecero passare voce tra i paesani. Alla Place Riviera dettero vita ad una prima festa tutti insieme. Il fermento durò circa quattro anni, fino a quando Tony Iammatteo ed altri dodici decisero di raccogliere tra loro 100 dollari per ciascuno per far riprodurre ad un certo Carlo Petrucci la statua di S. Bernardino simile quella di Vinchiaturo.

I dodici collaboratori furono Michele Primiani, Joe Primiani, Angelo Gallo, Antonio Iammatteo, Bernardino Di Sarro, Fiorangelo Petosa, Francesco Cipollone, Nick Tamburro, Giovanni Giambagno, Nicola D'Aquila, Nicola Masella, Michele Giambagno.

Il 15 aprile 1970, il comitato presieduto da Joe Iacampo registrò lo statuto ed il regolamento dell'Associazione a Québec, capitale provinciale. Avviò il tesseramento e ideò lo stemma dell'Associazione: la chiesa matrice della Ss. Croce, di Vinchiaturo, su cui campeggia la torre campanaria e sotto la quale due mani si stringono indissolubilmente.

Dal 1974 al 1989, per 15 anni, Tony Iammatteo tenne le redini dell'Associazione con alla vice-presidenza via via Frank Lombardi, Nick Tamburro, Benny Lombardi, Angelo Gallo; nello stesso arco di tempo furono segretari Donato Di Sarro, Angelo Gallo, Martino Di Biase. Furono tesorieri Pasquale Baratta e Joe Di Sarro.

Il 16 gennaio 1981 Tony Iammatteo andò ad Ottawa per registrare lo statuto federale dell'Associazione che si denominò A.V.M., Associazione dei Vinchiaturesi di Montreal.

Nel 1977 era stato fatto un primo censimento delle famiglie presenti a Montreal e risultarono 277, di cui 187 decisero di tesserarsi.

A tutto il 2001 gli emigrati censiti risultano 752 di cui 234 associati.

A cavallo del Millennio, per doppio mandato, ha guidato l'Associazione Gianfranco Pizzuto con i consiglieri Frank Baratta, Liberato Giambagno, Mario Niro, Tony Pistilli, Sandro Di Sarro, Mario Primiani e Tony Spina. Presenti anche le signore, canadasi di nascita o di cultura, Maria Pietromonaco, Cristina Spensieri, Cristina Giambagno.

Risultano ormai consolidate alcune attività annuali quali la cena "cumme fusse allora", la gita alla Cabane a Sucre, il torneo di carte e bocce, la festa alle Mille Isole con i compaesani di Toronto, il campionato di bowling, triangolare tra Montreal, Toronto e New York, la festa di Babbo Natale per i nonni e i nipoti, la festa per la ricorrenza del santo Patrono, con messa solenne. Tra le iniziative particolari il progetto Terra Mia con i disegni su Vinchiaturo realizzati dal maestro Umberto Taccola.

Negli anni di maggiore fermento venne avviata anche l'attività editoriale sia patrocinando, nel 1985, la pubblicazione del volume "Ritorno a casa" di Emilio Spensieri sia sostenendo la pubblicazione del periodico "Voci", dalle cui pagine giungono i resoconti dell'attività associativa, le foto delle famiglie in crescita, i messaggi dei singoli soci e qualche componimento poetico. Una pietra miliare della storia dell'Associazione è stata l'idea, venuta nel 1883 al presidente Tony Iammatteo, di produrre una trilogia filmica su Vinchiaturo: Le radici, Ritorno alle radici, Nostalgia delle radici. Nel 1985 ci fu il ritorno a casa per, come scrisse lo stesso Spensieri, " ritrovarsi uniti dopo anni di separazione: guardarsi, parlare, sorridere, gioire per un appuntamento pensato e atteso da tempo; riascoltare tutti insieme la voce delle campane, ritrovare il profilo delle case, dei vicoli, delle strade, degli spiazzi; rivedere le mura della masseria, l'aia, il pozzo".

I rientri divennero una costante periodica tanto che nel 1988 tornarono per inaugurare il nuovo campo sportivo. Sotto la presidenza di Mario Gallo, i rientri furono più frequenti: nel 1991 per un nuovo ritorno a casa; nel 1992 per la posa, alla fontana della piazza centrale , delle riproduzioni degli originali quattro leoni di ottima scuola napoletana, trafugati nottetempo; nel 1993 per un torneo di bowling; nel 1995 per la riapertura al culto della Chiesa Matrice, dopo i restauri caldeggiati dal nuovo parroco, don Rocco Di Filippo. Nel 1999, infine, presidente Gianfranco Pizzuto, tornarono per offrire, nello spirito giubilare, uno dei gruppi della Via Crucis.

L'Associazione ha ospitato le rappresentanze istituzionali, il gruppo folklorico di Vinchiaturo; ha favorito la ricerca storica di Giuliana Bagnoli per la stesura del libro "Vinchiaturo una comunità allargata", 6° dei quaderni sull'emigrazione. Tra gli impegni, oltre a quelli legati all'affetto per il proprio paese, è meritoria la generosità verso l'Ospedale Santa Cabrini, eletta protettrice degli emigrati, verso l'Ospedale di cardiologia, la casa per anziani " La Foyer Dante", la maratona di Natale, i cui fondi sono raccolti per i bambini poveri.

Nel mese di Ottobre del 2003, organizzata dall'Associazione, si è svolta la Festa del Trono in occasione della quale alla presenza del Sindaco e di una rappresentanza della Giunta di Vinchiaturo, del gruppo folk e di altri vinchiaturesi, è stato benedetto il trono della statua del santo protettore, conservata nella Chiesa del Rosario di Montreal.

Nel 2001 l'Associazione ha festeggiato il suo 35° anno di esistenza e nel 2002 ha rinnovato il direttivo ponendo alla Presidenza una donna, Maria Pietromonaco Zarlenga, coadiuvata da una schiera di giovani e di meno giovani, tutti comunque innamorati del paese dove la gente "sente la crijanza e a la parola ammesca ru surrise".

(testi di Giuliana Bagnoli)
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Associazione dei Vinchiaturesi in Argentina

Gli Italiani , nel Brasile, sono arrivati quando hanno liberato gli schiavi. Agenti brasiliani pagavano il viaggio a chi volesse raggiungere quelle terre e inizialmente reclutarono le persone in Veneto, Friuli, Lombardia.

Lo Stato italiano le lasciava partire con il passaporto rosso che le obbligava a non tornare più. In Argentina, alla fine del secolo XIX, l'80% dei proprietari di industrie era straniero. Il peso economico degli italiani, pari al 35% del prodotto nazionale lordo brasiliano e l'83% del prodotto lordo totale dell'Argentina, non è da poco.

Dei Vinchiaturesi residenti in Brasile si hanno già notizie intorno al 1850. Le sorelle Carolina e Teresa Di Iorio, l'una del 1863 e l'altra del 1851, restarono vedove l'una di Chiatto Nicola nel 1892 ad Apialus S.Paolo e l'altra di Baratta Francesco nel 1888 a Botucotù. Si riscontrano nomi di donne presenti nel Brasile nel 1903 ed eliminate dal registro anagrafico del paese nel 1920.

Tra il 1919 e il 1938 lasciarono Vinchiaturo circa un centinaio di persone, con un picco negli anni '23, '24 e '27, quando partirono circa cinquanta unità, mentre nessuno poté lasciare l'Italia negli anni '34/'37 per le note ragioni legate alle guerre coloniali ed al Fascismo stesso.

Nel 1991, a San Paolo, fu costituita l'Associazione culturale del Molise in Brasile e il 1992, per volontà di Pier Paolo Iaizzo, vide la nascita dell'Associazione Vinchiaturesi in Argentina, A.V.A.

Molte furono le difficoltà visto che i Vinchiaturesi, numerosi in America latina, erano in verità sparsi ovunque. Risaliva agli anni Sessanta un loro unico incontro per celebrare la festa di S. Bernardino per il quale, a Florencio Varela, 50 chilometri da Buenos Aires, nei primi anni Cinquanta ci fu qualche occasionale festeggiamento.

Nel 1958, grazie all'iniziativa di Giovanni Santangelo, si avviò la celebrazione della festa. Fu costituita la commissione da Francesco Colagiovanni, Bernardino Pietrangelo, Carmelo D'Amato, Giovanni D'Amato, Francesco Petosa, Giiuseppe Matteo, Angelo Santangelo.

Nell'anno 1962 avvenne l'ultima festa e, dopo, la statua fu messa in un deposito. Nel 1987 fu recuperata, restaurata e posta "en la Iglesia Nuestra Senora del Carmen".

Tra aprile e maggio del 1992, Pier Paolo Iaizzo, aiutato da persone suggeritegli dal padre Gaetano, riuscì a censire circa 500 tra nativi e discendenti e riuscì a coinvolgere anche suoi amici. I luoghi di maggiore aggregazione dei Vinchiaturesi erano Florencio Varela, Pacheco, El Talar e nella zona nord San Isidro, San Martin, San Miguel, Vicente Lòpez. I primi collaboratori furono Giovanni Iammatteo, Carmine Baratta, Giovanni Baratta di Mar del Plata, Maria Barone, Pietro Varriano, Cristina Varriano di Florencio Varela. Dal censimento veniva fuori un quadro significativo di presenze, costituite da 180 famiglie per lo più numerose, con quattro o più figli, dai ben noti cognomi: Pistilli, Colagiovanni, D'Amato, Patronelli, Lombardi, Primiani, Barone Venditti, Colacchio, Pietrangelo, Iaizzo, Iammatteo, Spensieri, Petosa, Matteo, Paolo, Presutti,

L'Associazione si propose tre obiettivi fondamentali: l'unione dei Vinchiaturesi, prestare mutua protezione, promuovere attività di aggregazione tra i Vinchiaturesi per preservare e rafforzare l'identità culturale. Il direttivo, alla cui guida fu posto Gaetano Iaizzo, avviò corrispondenza, scambi con le altre associazioni dei Vinchiaturesi presenti a New York, Montreal e Toronto e aderì alla federazione URAMA, da cui in seguito si distaccò.

Ogni anno il direttivo stabilisce il calendario delle attività e due sono le occasioni di incontro generale: a maggio per la festa del patrono ed a fine anno per darsi gli auguri di buon nuovo anno.

Nel 1994 l'Associazione ha ricevuto, in visita ufficiale, i rappresentanti dell'assessorato per l'emigrazione della regione Molise, le comitive delle associazioni dei Vinchiaturesi di Montreal e New York.

Nel quarto anniversario della fondazione dell'Associazione, il presidente Gaetano Iaizzo si è sentito orgoglioso dei successi ottenuti e delle prospettive sempre più ampie, quali l'adesione dell'AVA alla Regione Molise. Il giornale, AVA, accompagna la vita dell'Associazione e riporta non solo le notizie relative alle attività programmate o realizzate ma anche quelle sul paese natio con particolare occhio allo sviluppo economico. Accompagna passo passo la vita dell'Associazione stessa.

Nel 2002 è venuto a mancare il presidente Iaizzo e l'Associazione ha designato Cristina Varriano, già vice-presidente, nuova guida dell'A.V.A.

(testi di Giuliana Bagnoli)
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